Oggi è il settimo giorno a Lefkada.
Fa freddo, quello vero. Il vento taglia il viso e il cielo è di un azzurro pallido, quasi invernale. Ci guardiamo e per un attimo pensiamo di restare a casa. Poi qualcuno dice: “Siamo qui, si va.” E si va davvero.
Con noi oggi c’è anche Cassandra.
È lei la nostra cicerone, quella che conosce le strade che non trovi sulle mappe e i posti dove non entri se non accompagnato. Simone la guarda come se stesse per mostrargli l’isola segreta. Forse è proprio così.
Partiamo verso l’interno, tra montagne basse, ulivi e paesini silenziosi. Cassandra ci racconta storie, indica curve, ci spiega nomi che suonano antichi. Ogni tanto si ferma, scende dall’auto e ci fa guardare il mare dall’alto. È diverso da ogni altro punto: più profondo, più serio.
Visitiamo villaggi dell’entroterra, strade strette, case di pietra, anziani seduti fuori nonostante il freddo. Ci salutano come se ci conoscessero da sempre. Io mi sento ospite, ma anche un po’ a casa.
A metà giornata Cassandra decide che è ora di mangiare.
Con questo freddo, dice, non si può improvvisare. Ci porta in un localino piccolo e caldo, fuori dalle rotte turistiche. È di un suo parente. Qui lei ogni tanto viene ad aiutare.
Appena entriamo veniamo inghiottiti dal calore.
Non solo quello della stufa, ma quello umano. Tavoli di legno, odore di cibo vero, voci che parlano insieme. Ci fanno sedere, ci portano piatti senza nemmeno chiedere cosa vogliamo. È deciso così.
Mangiamo tutti insieme.
Zuppe calde, pane, formaggi, piatti semplici ma pieni. I parenti di Cassandra parlano con noi, ridono, raccontano storie. Molti parlano italiano, con un accento che mi suona familiare. Ora capisco perché Cassandra lo parla così bene.
Ci raccontano che hanno origini pugliesi.
E tutto torna: i gesti, il modo di accogliere, quel mescolare lingue e affetti senza confini. È come stare a pranzo da una famiglia che non vedi da anni, ma che ti tratta come se non fossi mai andata via.
Resto a guardare la scena.
Simone che cerca di seguire le conversazioni, Mirko che mangia come se non vedesse cibo caldo da mesi, Francesca che ride con le donne della famiglia, Cassandra che si muove tra cucina e tavoli con naturalezza. Io mi sento grata.
Nel pomeriggio usciamo di nuovo. Il freddo c’è ancora, ma non lo sento più allo stesso modo.
Abbiamo addosso qualcosa di caldo che non viene dal sole.
Scrivo sul quaderno, con le mani ancora profumate di cibo:
Lefkada d’inverno, villaggi veri, famiglia greca. Cassandra cicerone, origini pugliesi, pranzo che scalda il cuore. Oggi ho capito che l’isola non è solo mare.
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