Nidri e le cascate di Dimosari - di giorno l’isola, di notte il ballo - 5° giorno

Di giorno l’isola, di notte il ballo ...

Oggi è un altro giorno pieno, di quelli che iniziano piano e finiscono senza che te ne accorgi.
Seguiamo l’itinerario e ci spostiamo verso Nidri e le cascate di Dimosari. La mattina è fresca, l’aria profuma di terra umida e mare lontano.

La camminata verso le cascate è più lunga del previsto. Simone è convinto di sapere la strada e lo seguiamo senza fare troppe domande. Dopo venti minuti ci ritroviamo davanti a un sentiero che non porta da nessuna parte. Francesca ride e dice che questa deviazione non era nel programma, Mirko fa finta di essere una guida esperta e improvvisa spiegazioni assurde sulla “via alternativa panoramica”. Io li guardo e penso che perdersi fa parte del viaggio.

Quando finalmente arriviamo alle cascate, il rumore dell’acqua copre tutto. Non sono enormi, ma sono potenti. L’acqua scende fredda, limpida, e sembra lavare via ogni pensiero. Ci fermiamo lì, in silenzio per qualche minuto. È uno di quei momenti che non hanno bisogno di parole.

Mi avvicino e sento il freddo sulla pelle, sulle mani, sul viso. L’aria è carica di umidità e respiro più profondamente, come se qualcosa dentro di me si stesse sistemando.

Resto ferma a guardare l’acqua cadere. Penso che certe cose non vanno spiegate, vanno solo sentite.
Francesca si siede su una roccia e chiude gli occhi. Simone scatta foto, poi smette anche lui. Mirko resta in silenzio, lo sguardo fisso sull’acqua, e per una volta non scherza.

È un momento sospeso.
Come se la cascata stesse portando via stanchezze, pensieri vecchi, cose non dette.
Mi sento leggera. Presente.

Scrivo sul quaderno con le mani un po’ umide:
Dimosari. Acqua che cade e rimette ordine. Silenzio pieno. Qui mi sento esattamente dove devo essere.

Nel pomeriggio passeggiamo per Nidri, tra negozietti semi vuoti e bar che sembrano aspettare l’estate. Ci sediamo su una panchina a guardare il mare. Mirko racconta storie improbabili delle sue estati sulla Costiera Amalfitana, Francesca prende in giro il suo accento quando prova a dire qualche parola in greco, Simone scatta foto a caso. Io scrivo sul quaderno, cercando di non perdere nemmeno un dettaglio.

La sera cambia tutto.

Ci prepariamo velocemente e usciamo con l’idea di andare a ballare. Un locale tira l’altro. Entriamo, usciamo, cambiamo musica, cambiamo atmosfera. In uno balliamo stretti perché il posto è piccolo, in un altro c’è musica più forte e luci colorate che ti fanno dimenticare che è inverno.

In un locale Francesca trascina tutti in pista senza chiedere permesso. Mirko balla in modo completamente scoordinato, ma con un entusiasmo contagioso. Simone ride e lo imita, io li guardo e a un certo punto mi ritrovo anch’io a ballare senza pensare a niente.

Ridiamo, sudiamo, balliamo come se il tempo non esistesse.
Tra un locale e l’altro camminiamo per le strade fredde, con il fiato che si vede nell’aria, commentando la serata e promettendo che “questo è l’ultimo posto”, sapendo benissimo che non sarà vero.

Tornando a casa, stanchi e felici, penso che Lefkada non è solo mare e vento, ma anche notti così: improvvisate, leggere, piene di vita.

Scrivo sul quaderno:
Nidri, cascate, risate e deviazioni sbagliate. La sera balliamo ovunque. Di giorno l’isola, di notte noi.

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