Faro di Capo Lefkatas e Agios Nikitas - 8° giorno

Quando ridi fino alle lacrime (tutti, non solo io)
Oggi è l’ottavo giorno a Lefkada.

Il freddo continua, ma ormai non ci facciamo più caso. Seguiamo l’itinerario e ci dirigiamo verso il faro di Capo Lefkatas, il punto più a sud dell’isola.
La strada è stretta, il mare sotto di noi è immenso, il vento fortissimo. È uno di quei posti che ti fanno sentire minuscola e potentissima allo stesso tempo.

Scendiamo dall’auto e il vento mi prende subito in pieno. Mi scompiglia i capelli, mi fa lacrimare gli occhi, mi toglie quasi il respiro. Cerco di camminare con dignità, ma è inutile: ogni passo è una lotta.

A un certo punto succede.

Una raffica improvvisa mi solleva letteralmente il foulard, che mi finisce in faccia, mi copre gli occhi e mi fa girare su me stessa come una trottola. Io provo a liberarmi, ma il vento decide di giocare con me. Faccio due passi indietro, inciampo in una pietra e mi ritrovo seduta per terra, senza essermi fatta male, ma con un’espressione talmente assurda che scoppiano tutti a ridere.

Francesca si piega in due, Mirko ride senza riuscire a parlare e Simone cerca di aiutarmi, ma ride così forte che si ferma.
Cassandra ride con le lacrime agli occhi, tenendosi la pancia.

E io?
Io inizio a ridere anche più forte di loro. Rido fino a piangere, rido perché non riesco a rialzarmi, rido perché il vento continua a tirarmi addosso il foulard come se fosse vivo.

È una risata collettiva, incontrollabile, di quelle che ti tolgono il fiato e ti restano addosso per tutta la giornata.

Quando finalmente riesco a rialzarmi, sono spettinata, rossa in faccia e completamente senza dignità. Francesca mi dice che questa scena verrà raccontata per anni. Mirko giura che è il momento più divertente di tutto il viaggio. Simone mi guarda e dice: “Valentina, solo tu potevi.” Cassandra mi abbraccia ancora ridendo.

Restiamo al faro a lungo. Il mare sotto è blu scuro, profondo, quasi minaccioso. Le scogliere sono altissime. Penso a tutte le storie legate a questo posto, ai salti, alle leggende, e mi sento incredibilmente viva.

Nel pomeriggio ci spostiamo verso Agios Nikitas, il paesino arroccato con le casette chiare e le stradine strette. Beviamo qualcosa di caldo, camminiamo piano, ancora con il sorriso stampato in faccia.
Ogni tanto qualcuno mi guarda e ricomincia a ridere ricordando la scena del faro.

Scrivo sul quaderno:
Capo Lefkatas. Vento feroce, risate fino alle lacrime. Oggi sono caduta, ma ci siamo rialzati tutti più leggeri.

So già che questo episodio non verrà mai dimenticato.
E forse è proprio questo il bello dei viaggi: quando perdi la compostezza e trovi la felicità.

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