È la fine di gennaio del 2000.
L’anno è nuovo di zecca, ancora profuma di possibilità.
Il freddo punge le mani, ma in testa ho caldo.
Quello strano calore che viene quando senti che qualcosa sta per iniziare, anche se non sai bene cosa.
Viaggiare, per me, in questo momento non è ancora una certezza.
È più un’idea.
Un pensiero che torna spesso, soprattutto la sera, quando chiudo gli occhi e mi chiedo se resterò sempre qui o se, prima o poi, avrò il coraggio di andare.
Non ci sono mappe sul telefono.
Le informazioni si cercano sui libri, sulle riviste spiegazzate, nei racconti degli altri.
Si viaggia con la fantasia, prima ancora che con i piedi.
E io lo faccio così: immaginando.
Immagino treni presi senza sapere esattamente dove portano.
Città viste solo in fotografia.
Lingue che non capisco, ma che mi affascinano.
Immagino me stessa seduta da qualche parte, lontano, a scrivere su un quaderno, con lo zaino appoggiato accanto e la sensazione di essere finalmente nel posto giusto.
All’inizio del 2000 il mondo sembra enorme.
E io mi sento piccola, sì, ma curiosa.
Non ho ancora viaggi da raccontare, solo un desiderio che cresce piano piano, come una musica di sottofondo che non riesci più a spegnere.
Forse è questo che conta davvero:
non da dove parti, ma quando inizi a sentire che vuoi andare.
Non so ancora dove mi porterà questa voglia di muovermi.
So solo che non mi basterà restare ferma.
Che prima o poi partirò.
Che questo zaino, anche se ora è solo un’idea, un giorno sarà reale.
È la fine di gennaio del 2000.
E senza saperlo, sto già viaggiando.
Dentro.

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