Un quaderno, prima di tutto

Ho un quaderno con me.

Non è grande, non è nuovo. Le pagine non sono tutte bianche allo stesso modo.
È qui che scrivo tutto, mentre succede.

Scrivo seduta da qualche parte, quando capita.
Su un tavolo traballante.
Su un muretto davanti al mare.
In macchina, aspettando che qualcuno torni con un caffè caldo.

Non sto scrivendo per il blog, adesso. Sto scrivendo per non perdere niente.

Il blog verrà dopo. Quando troverò un posto con internet, quando ci sarà una connessione che regge, quando avrò il tempo di sedermi e trascrivere queste parole così come sono nate: a mano, di getto, senza pensarci troppo.

Per questo qui può succedere una cosa strana. Può capitare che nello stesso giorno ci siano più post.
Oppure che un episodio venga pubblicato prima di un altro, anche se è successo dopo.
La cronologia non è perfetta, non è ordinata, non segue una linea precisa.

Ma il viaggio non è mai ordinato.
Succede a pezzi. A salti. A ritorni improvvisi.

Io scrivo quando posso, quando sento che se non lo faccio adesso lo perdo.
Il resto è solo una questione tecnica.

Questo quaderno è il mio filo.
Tiene insieme giorni, incontri, strade, compleanni lontani da casa.
Tiene insieme me, mentre mi sposto.

È febbraio del 2000.
Sto viaggiando.
Scrivo adesso.
Pubblicherò quando potrò.

E va bene così.

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