Monastero di Panagia Faneromeni e Lefkada città - 6° giorno

Sono le cinque del mattino quando rientriamo a casa.
Ridiamo ancora, con le scarpe in mano, gli occhi stanchi e la testa che gira.
Dormiamo pochissimo, giusto il tempo di sentire la sveglia e chiederci perché l’abbiamo messa.

Oggi è San Valentino, è anche il mio onomastico: Valentina.
Ironico, visto che siamo tutti stravolti, spettinati e con addosso ancora l’odore della notte.

Eppure si parte.

Caffè veloci, facce distrutte, Francesca che dice che non ce la farà mai, Mirko che giura che questa è l’ultima volta che esce fino all’alba. Simone non parla, ha lo sguardo perso, ma sorride.

La prima tappa è il Monastero di Panagia Faneromeni.

Salendo, il panorama si apre all’improvviso. Il mare sotto di noi è immenso, calmo, quasi solenne. Il monastero è semplice, bianco, silenzioso. Entriamo piano, come se anche i passi dovessero rispettare quel luogo. Mi fermo un attimo.

Penso al mio nome, al significato, a questo viaggio, al fatto che oggi è la festa degli innamorati e io mi sento innamorata della vita, più che di qualcuno in particolare. Accendo una candela. Non chiedo nulla. Ringrazio soltanto.

Ripartiamo verso Lefkada città. Le strade sono tranquille, l’aria fresca ci tiene svegli. Passeggiamo tra


le vie, osserviamo le case colorate, i balconi, il porto. Poi arriviamo al castello di Agia Mavra. Le mura raccontano storie antiche, conquiste, passaggi. Camminiamo sopra le pietre e sembriamo tutti un po’ più piccoli davanti a tanta storia.

Nel pomeriggio parliamo ancora della notte appena passata.

Stanotte abbiamo conosciuto Serena, una napoletana docenergia pura, risata contagiosa, e Cassandra, greca, del posto. Occhi profondi, voce calma, un modo di muoversi che sembra naturale, come se appartenesse all’isola.

Tutto nasce da una scommessa persa da Simone.
La penitenza è semplice: deve andare a conoscerle. Lui sbuffa, finge indifferenza, dice che non gli interessa. Poi alza lo sguardo e vede Cassandra.

È un attimo. Si blocca.
Il sorriso gli cambia, gli occhi si accendono. Francesca mi guarda e sussurra: “È cotto”.
Simone non sente nulla. È già perso.

Lo vedo parlare con lei, gesticolare meno del solito, ascoltare di più. Cassandra sorride, gli parla dell’isola, della vita lì, del mare d’inverno. Lui pende letteralmente dalle sue parole. È un colpo di fulmine, di quelli veri, senza preavviso e senza difese.

Io li osservo e penso che San Valentino fa il suo lavoro anche quando non te ne accorgi.

Torniamo a casa stanchi, felici, con storie nuove da raccontare.
Scrivo sul quaderno, con la penna che scivola lenta:

14 febbraio. Faneromeni, mare immenso, città e castello. San Valentino e il mio onomastico. Simone perde una scommessa e trova Cassandra. L’amore arriva quando vuole, anche alle cinque del mattino.

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