Agios Nikitas e la gente che sorprende - 2° giorno

È il secondo giorno sull’isola.

Il sole è timido, ma la luce illumina già le case bianche di Agios Nikitas, il piccolo villaggio che voglio assolutamente vedere. La strada per arrivarci è stretta, curva, tra alberi spogli e mare lontano che scintilla appena.

Parcheggiamo la macchina e scendiamo lentamente.
Il villaggio è piccolo, perfetto, sembra fermo nel tempo. Le casette hanno porte colorate e fiori che nonostante l’inverno osano resistere. Ogni angolo è fotografabile, ma io lascio che gli occhi si godano il paesaggio prima della macchina fotografica.

Incontriamo persone strane subito.
C’è un vecchio che ci saluta con gesti teatrali, come se fossimo attori in un film che non conosce.
Una donna ci mostra un piccolo vicolo nascosto, indicando “qui si mangia il miglior pesce fresco”.
E poi ci sono ragazzi, giovani turisti come noi, che parlano a raffica, ridono di niente, e ci raccontano storie di viaggi precedenti: alcuni veri, altri inventati, ma tutti affascinanti.
Mi fermo a guardarli e penso che la gente, più del luogo, rende il viaggio indimenticabile.

Ci avviciniamo alla spiaggia vicino al villaggio. Anche d’inverno ha qualcosa di speciale: la sabbia è chiara, le onde fredde e rumorose, e il vento porta un senso di magia che non saprei spiegare.
Questo posto deve essere visto, non solo per le foto, ma perché ti mette in contatto con il mare, con l’inverno dell’isola, con un senso di libertà che altrove non si trova.
Non ci sono file di ombrelloni, non ci sono negozi. Solo vento, acqua e il rumore dei tuoi passi.

Francesca ride di continuo, trascinando Simone con lei verso una piccola scogliera.
Io li seguo, ridendo, e penso che la gioia improvvisa è una delle ragioni principali per cui si viaggia.

Scrivo qualche nota sul quaderno:
Agios Nikitas. Gente strana e sorprendente. Spiaggia d’inverno. Vento e onde che raccontano storie. Non si può perdere.

Alla fine del pomeriggio torniamo verso casa.
Le immagini del villaggio, del mare e della gente rimangono stampate negli occhi, pronte per essere riviste domani, magari su una pagina del blog, ma prima ancora, dentro di me.

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